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Maradona-Fisco, accordo a 2 milioni?

Submitted by on domenica, 1 aprile 2012No Comment

L’infinita partita tra Diego Armando Maradona e il Fisco potrebbe concludersi con un pareggio. Fuori dalla metafora calcistica, una transazione di 2 milioni di euro, cioè un terzo della cifra originaria contestata all’ex Pibe de Oro, che per effetto degli interessi e delle sanzioni è lievitata agli attuali 40 milioni. Beninteso, Maradona professa la sua innocenza e si sente vittima di un’ingiustizia, ma ha una voglia matta di chiudere i conti perchè “l’Italia e Napoli sono la mia seconda pelle” e, una volta terminata la sua avventura araba, sogna di tornare a lavorare nel nostro Paese, magari proprio nel club di De Laurentiis come uomo-immagine o con incarichi di campo.

IPOTESI DI ACCORDO – Giovedì a Napoli, di fronte ai giudici tributari, è fissata un’udienza per discutere il ricorso. Ma Pisani sta organizzando un incontro preliminare con i legali dell’Agenzia delle Entrate per valutare la possibilità di chiedere un rinvio. Il motivo? La sopraggiunta volontà delle parti di arrivare a un accordo, dopo l’istanza di sgravio inoltrata dalla difesa e le parole concilianti di Attilio Befera, n.1 del Fisco. L’asso nella manica di Diego è una sentenza del 29 giugno 1994 con cui la Commissione tributaria campana, in appello, accolse il ricorso presentato dal Calcio Napoli e dai brasiliani Alemao e Careca. La contestazione era la stessa, in virtù di una pratica abbastanza diffusa: una parte dello stipendio versato dal club sotto forma di sfruttamento dei diritti d’immagine, e quindi esentasse. Maradona, un po’ per la lontananza, un po’ per i tormenti interiori, si disinteressò della vicenda. Questa è la sua colpa.Manel merito le carte che Pisani, suo avvocato dal 2010, ha tirato fuori da un inspiegabile dimenticatoio, sembrano dargli ragione.

IL PRECEDENTE – I giudici tributari scrissero 18 anni fa: “In conclusione è da ritenere mancante la prova presuntiva di una interposizione fittizia di persona in favore dei calciatori e quindi della imputabilità a costoro di un reddito avente carattere di integrazione retributiva, per il quale sarebbero stati omessi i versamenti diretti della ritenute alla fonte da parte della società sportiva”. Ma quella sentenza si spinse oltre e, pur in assenza di un suo ricorso, scagionò anche Diego (“a non diversa soluzione conduce l’esame della posizione di Maradona”) fornendo tra l’altro dei dettagli sugli extra concessi da Ferlaino alla sua stella, tramite la società Diego Armando Maradona Productions Establishment: dalla villa attrezzata e i 20 biglietti aerei annui all’indennizzo di 400 milioni di lire per la mancata organizzazione di alcune amichevoli. In più, venne ricordata l’archiviazione dell’inchiesta penale con cui si escluse per Maradona, Alemao e Careca che i corrispettivi versati alle società di sfruttamento dell’immagine “fossero in realtà ulteriori retribuzioni”. Ora l’avvocato Pisani urla: “Se Ferlaino, Alemao e Careca non furono ritenuti colpevoli, perchè Maradona sì? Il reato non c’è, è stato annullato. Aspettiamo che qualcuno lo riconosca”.

Fonte: Gazzetta dello Sport

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