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Mazzarri non in linea con il “Modello Barcellona”

Submitted by on martedì, 31 luglio 2012No Comment

“La prima regola è stata di non accettare una cosa pur vera finchè non la riconoscessi per tale senza neppure un dubbio”

Aurelio De Laurentiis, più volte ha espresso la volontà di seguire, per il Napoli, il modello Barcellona. Chiaramente, il presidente, non si riferiva all’azionariato popolare ovvero alla proprietà azionaria presso il pubblico dei tifosi, che diventano anche investitori e dirigenti. Attualmente, il club catalano è uno delle quattro società spagnole (assieme a Real Madrid, Athletic Bilbao, Osasuna) ad essere gestito direttamente dai soci. De Laurentiis, a buon diritto, ha preferito essere l’unico proprietario della società partenopea.

MODELLO BARCA – Il modello societario del club catalano restituisce il calcio, un gioco antichissimo e popolare, ai legittimi proprietari: gli appassionati di uno sport avente un fascino irresistibile sui moltissimi adolescenti che, poi, proseguono a coltivare una sana passione. In Italia ed in alcuni paesi europei siano ancora lontanissimi da questo modo di vedere il calcio e ci si affida a grandi imprenditori, a magnati dell’industria mondiale oppure ai facoltosi sceicchi arabi intenti, soprattutto, ad investire in un campo dove si possono trarre notevoli benefici non solo a livello economico.
De Laurentiis, valido imprenditore nel campo cinematografico, ha restituito il calcio a Napoli e, in poco tempo, ha portato la squadra azzurra dai meandri della serie C alle Coppe europee attraverso la disputa di campionati all’insegna di una competente e fruttuosa programmazione societaria. Gli obiettivi da raggiungere affascinarono ed affascinano, ancora, il popolo partenopeo che vedono, per la prima volta nel capoluogo campano, un opera di sana, proficua e lungimirante programmazione che, pragmaticamente, si riferisce a:

LABORATORIO OPERANTE -  Il laboratorio, istituito presso il centro sportivo di Castel Volturno, ha visto, in questi anni, il susseguirsi di giovani calciatori che sono stati, periodicamente, monitorati dallo staff tecnico azzurro. Come in tutte le sperimentazioni, a volte si ottengono ottimi prodotti, altre volte risultati non confacenti alle attese.

CANTERA CATALANA- La scuola giovanile gestita dal Barcellona ha prodotto e produce, continuamente, giovani e talentuosi calciatori che vengono gradatamente inseriti, con successo, nella rosa della prima squadra. I giovani giocatori catalani vengono ingaggiati nella seconda squadra del club, il Barcellona B esattamente come fanno anche Athletic Club, Real Sociedad e Real Madrid. A differenza della prima e della seconda (fino al 1989), i giocatori tesserati non sono solamente catalani, ma provenienti da tutta la Spagna e anche dall’estero. La continuità che si fornisce alla squadra in termini di successi e calciatori di un certo livello è notevole. Tra i giovani stranieri fatti crescere nella cantera blaugrana spicca il nome di Lionel Messi e Thiago Motta. Il maggiore problema delle squadre che hanno una cantera molto florida è che i giocatori prodotti sono spesso oggetto dei desideri di altri club ma questo aspetto non produce alcun problema: via un giovane promettente calciatore? Si sostituisce, subito, con un altro di pari valore. Un campione vuole avere un rilevante ritocco economico contrattuale? Accontentarlo non costituisce un aggravio sulle spese societarie, visto il costo iniziale del calciatore.

MAZZARRI NON IN LINEA CON LA CANTERA - Il tecnico toscano è bravissimo nello schierare sul rettangolo di gioco la migliore formazione, nel recuperare giocatori che erano in un non perfetto stato psicofisico, nel valorizzare i calciatori duttili facendo loro acquisire notevole padronanza in tutti i ruoli necessari da ricoprire all’occorrenza, nel motivare nel migliore modo possibile tutta la squadra. Walter Mazzarri non è forse in linea, però, con il modello spagnolo: preferisce affidarsi a giocatori esperti ed ampiamente collaudati. L’allenatore non guarda in prospettiva futura e, legittimamente, vuole conseguire subito notevoli risultati.

CHAPEAU DE LAURENTIIS - Se questo è il modello che intende ricalcare ed a cui si è ispirato il presidente del Napoli … allora ‘Chapeau Aurelio De Laurentiis': c’è tutto il tempo per dimostrare che la sua saggia interpretazione possa garantire un modello vincente anche e soprattutto per i bilanci della società.

POTREBBE SORGERE QUALCHE DUBBIO - Ezequiel Lavezzi,  parte integrante di un progetto ancora da completare, ha preferito insieme alla sua compagna, abbandonare Napoli per una scelta di vita: una decisione che ci può stare e che ricalca la volontà di persone che preferiscono seguire le loro vere aspirazioni. Potrà accadere, in futuro, che altri calciatori per lo stesso o per altri motivi, decideranno di non restare più all’ombra del Vesuvio. Se, altresì, il popolo napoletano dovesse riscontrare che altri campioni costruiti nel ‘laboratorio operante’ formuleranno analoghe richieste, allora i dubbi nascono spontanei su un progetto che, inizialmente, prevedeva l’assoluta incedibilità dei gioielli azzurri. A tal riguardo, Renè Descartes affermava: ‘La prima regola è stata di non accettare una cosa pur vera finchè non la riconoscessi per tale senza neppure un dubbio’.

Fonte: calciomercato.com

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