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Dopo la Champions, il Napoli ha una media da retrocessione

Submitted by on sabato, 4 febbraio 2012No Comment

Costanza nei risultati. È questo il principale se non l’unico ingrediente che fa la differenza nella corsa allo scudetto. Il Napoli di fine agosto era partito con i favori del pronostico che aggiungeva al terzo posto della scorsa stagione gli acquisti del mercato estivo. Ma il calcio si sa non è una scienza esatta e la palla, rotonda, fa traballare ogni certezza matematica. La Serie A dura dieci mesi, passa attraverso quattro stagioni, affronta il caldo ed il freddo e muta con gli esoneri e con le compravendite di gennaio. Rappresenta una prova di forza che solo chi ha più costanza nei risultati, nonostante tutte le difficoltà, riesce ad arrivare al tricolore. Tutto questo, purtroppo, è mancato al Napoli targato 2011-2012 che ha saputo infiammare il San Paolo contro le big, per poi sciogliersi come neve al sole contro le cosiddette provinciali. Vampate di spettacolo calcistico che vanno bene per una competizione come la Champions League, ma che, in campionato, rappresentano non più di una grande soddisfazione. Al pronti e via Mazzarri pensava che Bigon gli avesse fornito una panchina “lunga” tanto da giocare anche con un “Napoli bis”. Forte di due vittorie consecutive con Cesena e Milan, il tecnico livornese contro il Chievo decise di attuare un turover extralarge. Era la prima “piccola” a far capire al Napoli, con un secco 0-1, che il campionato non sarebbe stato tutto rose e fiori. Da quel momento Mazzarri capì i limiti della sua panchina e non ha mai più osato stravolgere in modo così massiccio la formazione tipo. Doveva esserci il riscatto contro una Fiorentina piuttosto opaca e invece arrivò solo un pareggio. Qualche dubbio sulla continuità degli azzurri iniziò ad affiorare ma, come spesso accade, bastò lo straripante successo contro l’Inter per cancellare le due delusioni precedenti. Ma se il problema esisteva non lo si poteva certo nascondere sotto un tappeto e il Parma venne a vincere al San Paolo per ricordarlo a tutti i napoletani.

Qualche giorno dopo Mazzarri dovette anche accontentarsi di uno stentato pareggio con il Cagliari che poteva anche apparire un buon risultato visto i trascorsi negativi contro i sardi. Bella vittoria contro l’Udinese orfana di Totò Di Natale per poi ripiombare nel buio al cospetto del Catania. Un sali e scendi che stava per raggiungere il suo picco più alto contro la Juventus, che riuscì ad agguantare il pareggio in extremis. Poi un punto con la Lazio, ultima sfida in cui restò inviolata la porta di De Sanctis, e ancora una frenata contro l’Atalanta che non concesse più di un pareggio. Finalmente arrivò un successo, quello dell’illusione. Un rotondo 4-2 contro il Lecce che fece parlare di un Napoli più maturo anche con le piccole. Sull’onda dell’entusiasmo De Laurentiis chiese alla squadra un filotto di 5 vittorie contro Novara, Roma, Palermo, Bologna e Siena. Quindici punti a disposizione di cui solo sei sono stati incamerati dalla classifica azzurra, meno della metà. Un flop. Siamo giunti quindi alle ultime due gare contro Genoa e Cesena, ancora una sconfitta ed un pareggio a testimonianza che questo Napoli è capace di grandi prestazioni ma che, nella sua media stagionale, vola davvero molto basso. Fino al 10 dicembre la scusa accampata dagli addetti ai lavori era il contemporaneo impegno con la Champions. Ma, cosa strana, da quel giorno in poi il rollino di marcia è addirittura peggiorato (sei punti in sette partite). Ecco che, anche a ragione, ora il dito è puntato contro gli arbitri, colpevoli di madornali sviste ai danni degli azzurri. Tutto giusto, tutto vero, ma la squadra che entra in campo al di là dei fischietti e delle coppe non convince e questo, oltre le facciate, lo sa anche il Napoli.

Fonte: Il Roma

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