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Napoli, Una favola costruita intorno ad un tavolino

Submitted by on martedì, 18 settembre 2012No Comment

Mazzarri ha a sua disposizione un gruppo più ampio senza personalismi e una tattica maggiormente redditizia sul campo

Dall’ex Donadoni, l’ultimo avversario sconfitto, è arrivato un attestato di stima: «Ci ha battuto una squadra da scudetto ». E ieri s’è sbilanciato pure Marcello Lippi. «Nessun dubbio: gli azzurri sono l’anti Juventus». Numeri e risultati dicono questo, anche se la stagione è solo all’inizio. Ma ci sono validi motivi per sbilanciarsi sull’affidabilità del Napoli, che è già diventato sul campo l’esatta fotografia della squadra costruita d’estate a tavolino, con una serie di intuizioni che si stanno rivelando azzeccate. Tutto è nato dalle cessioni di Lavezzi e Gargano, che potevano rivelarsi dannosissime e invece sono diventate il punto di partenza di un nuovo progetto ancora più ambizioso. Mazzarri le ha infatti avallate e trasformate in una risorsa, per rimodellare il suo gruppo dal punto di vista tecnico, tattico e disciplinare. L’anarchia è sparita prima dal campo e poi dallo spogliatoio, dove adesso si parla soltanto una lingua: quella dell’armonia. «Sono felice per il mio primo gol in campionato — ha scritto Goran Pandev su Twitter — Ancora di più, però, mi è piaciuto offrire a Insigne l’assist della sua prima rete in serie A». Tutti per uno e uno per tutti. E non è solamente una questione di feeling tra i giocatori. C’è perfetta sincronia, tattica, anche nei movimenti che il Napoli esegue sul campo. Con più possesso di palla, ordine e lucidità. Le brucianti accelerazioni di Lavezzi e di Gargano erano spesso letali per gli avversari, ma finivano anche per allungare la squadra azzurra e scompaginare l’equilibrio tra i reparti. Adesso a dettare i ritmi sono Hamsik e Pandev, molto più compassati e ragionevoli. Per vincere non serve andare sempre a cento allora, insomma. E nemmeno strabiliare. La normalità dei successi con Palermo, Fiorentina e Parma, giunti per manifesta superiorità, sono la prova di una metamorfosi già compiuta e che promettono continuità.

Fonte: Marco Azzi – Repubblica

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