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Repubblica – Restituto l’orologio alla moglie di Cavani con tante scuse della camorra

Submitted by on lunedì, 6 agosto 2012No Comment

I Carabinieri hanno riconsegnato alla donna il prezioso orologio, rubatole qualche settimana fa a Fuorigrotta

OROLOGIO scippato prima del viaggio, orologio restituito appena tornata a Napoli. Si contano sulle dita di una mano i napoletani che hanno avuto una simile fortuna. Venire rapinati di un orologio prezioso e semplicemente aspettare qualche giorno. Il tempo necessario perché il “sistema”, la camorra competente sul quartiere dove è avvenuta l’aggressione, richiami all’ordine gli scippatori e restituisca il maltolto pur senza consegnare i colpevoli. Magari perché sollecitata da certa tifoseria troppo vicina ad ambienti criminali. Così è per Maria Soledad Cavani, vittima illustre perché moglie del Matador del Napoli, Edinson. I carabinieri ieri le hanno restituito il suo Audemars Piguet da diciottomila euro. I militari del nucleo investigativo l’avevano ritrovato in un sottoscala di via Tertulliano a Fuorigrotta. Erano stati avvertiti. Segnalazione anonima. Nessun colpevole, nessun ricettatore. Una cortesia della criminalità ai suoi idoli. Probabilmente non avrà la stessa fortuna Helena Seger, la bionda consorte dell’attaccante svedese Zlatan Ibrahimovic scippata due giorni fa della borsa con cinquemila euro in contanti nel centro di Parigi. Perché lì la criminalità non è organizzata e scippo può essere casuale. A Napoli le cose vanno diversamente: 24 luglio, in cupa Terracina. Maria Soledad esce da una chiesa evangelista e si dirige verso l’auto dove l’aspetta l’autista. Le piombano addosso in due in sella a uno scooter e tentano di strapparle la borsa. Ma lei ha i riflessi pronti. E riesce a lanciare la borsa all’interno dell’auto attraverso il finestrino aperto. Il rapinatore si adegua, cambia obiettivo e strappa il bracciale dell’Audemars Piguet. Così la signora Cavani non può far altro che denunciare l’episodio prima di partire per Londra. Sul luogo dell’aggressione ci sono le telecamere del Comune ma non servono allo scopo perché sono puntate in basso, solo sulle targhe dei veicoli, e il mezzo degli aggressori, che pure viene ripreso, non ha targa. Eppure si muovono tutti, a caccia dei rapinatori della moglie di Cavani, indaga anche la squadra mobile. Intanto però la camorra indaga al suo interno sollecitata dagli ambienti delle tifoserie. Probabilmente sa bene chi ha colpito, visto che anche gli scippatori devono rispettare territori e competenze. Rintracciati, forse gli scippatori si prendono una lavata di testa: “Ma chi siete andati a rapinare? Non avete capito che era la moglie del Matador?”. L’orologio viene recuperato in fretta e furia, nascosto in un sottoscala anonimo. Immediata la chiamata ai carabinieri e il ritrovamento. Maria Soledad deve però fare un riconoscimento formale. E così, appena tornata da Londra dove aveva raggiunto il marito in occasione delle Olimpiadi, arriva alla caserma Caracciolo di Mergellina accompagnata dal procuratore del consorte. Le mostrano l’Audemars. “Sì, è il mio”. Lo riprende e firma un verbale. “Grazie, arrivederci”. Caso chiuso. D’altra parte Maria Soledad non è stata l’unica ad avere avuto restituito l’oggetto dell’ingiusta aggressione. È storia già vissuta da Marek Hamsik, altro tenore del trio (fino alla scorsa stagione) con Cavani e Lavezzi. Anche lui vittima di rapinatori in zona Fuorigrotta: 18 dicembre 2008 in via Caio Duilio. Gli scippatori per nulla tifosi lo guadano in faccia ma non lo riconoscono. Gli puntano una pistola addosso e gli prendono il prezioso Rolex Daytona e ottocento euro dopo averlo seguito dalla zona di Chiaia dove il calciatore aveva fatto shopping. Il Rolex verrà riconsegnato, e sarà lo stesso Hamsik a dichiarare: “È stato anche merito dei tifosi, loro hanno saputo come fare”. Dunque un tam tam rapidissimo, da certa tifoseria azzurra al mondo criminale. Perché i calciatori non si toccano. E a quanto pare nemmeno le loro consorti. A eccezione della rapina subita da Yanina Screpante in via Manzoni: un Rolex e due bracciali. Mai restituiti, forse perché non piacque alla camorra il suo sfogo su Twitter: “Napoli città di merda… “.

Fonte: Repubblica Napoli

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